PETRUSHKA
un balletto di Matteo Levaggi
liberamente ispirato al
soggetto di Igor Stravinsky e
Alexandre Benois
musica di Igor Stravinsky
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trascrizione
per pianoforte e percussioni Danzatori
– Viola Scaglione, Manuela Maugeri, Selene Manzoni, Luca Martini,
Mattia Furlan, Pedro Gonzales, Matteo Levaggi, Takashi Setoguchi “Petrushka
mi riporta ad una dimensione che non esiste e che ha poco a
che fare con la natura delle cose quotidiane, nonostante l’apparenza
“popolare” del libretto originale. Si tratta di una visione
metafisica, disumanizzata e poetica perché ritmica; e il ritmo, il
fraseggio, la dinamica nella danza possono creare delle sensazioni molto
forti, come le crea la musica di Stravinsky”.
Matteo Levaggi Note di coreografia per Petrushka: La musica
di Petrushka, nonostante
alcune apparenze “espressive”, come teneva a sottolineare lo stesso
Stravinsky non ha riferimenti psicologici che descrivano umanamente i
personaggi, pone piuttosto uno “sguardo” privo di ogni realismo e
romanticismo su un dramma già disincarnato per conto suo (non a caso
sono burattini), costruendo una meccanica, un ideogramma, nel quale i
personaggi (che tali pure sono, nel senso chiarito) si muovono. Perché in
questo momento, grazie al suo ritmo con riferimenti forti alla ritmica
popolare, e ad una certa libertà dalla gerarchia armonica e melodica da
cui pure dipende, produce spostamenti di tempi e accenti che ancora oggi
mi appaiono più audaci di tanta musica contemporanea e quindi mi danno
la possibilità di lavorare per contrasto sulle dinamiche delle danze. A
questo punto tutto ciò che rimane del balletto originale avrà un senso
diverso, mi apparirà come un ricordo lontano e non come un riferimento
voluto. Petrushka mi riporta dunque ad una dimensione che non esiste e che
poco a che fare con la natura delle cose quotidiane. Si tratta di una
visione metafisica, disumanizzata e poetica perché ritmica; e il ritmo,
il fraseggio, la dinamica possono creare delle sensazioni molto forti. Non credo
in questo di tradire Stravinsky; anzi, a leggere i suoi scritti sulla
sua poetica musicale e sul suo modo di comporre, mi permetto di sentirmi
molto “stravinskiano” e d’immaginare che in fondo non mi
disapproverebbe, almeno in teoria. Quanto al risultato, il pubblico
giudicherà. Matteo Levaggi
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